Home Gabbiani Ipotetici
07.09.2010
Gabbiani Ipotetici

Uscire dalla crisi del capitalismo o uscire dal capitalismo in crisi?
Uno spazio di riflessioni, da condividere o cestinare, per muovere molecole di realtà.

Blog di Sergio Zappoli



ex PDF Stampa E-mail
Martedì 26 Gennaio 2010 11:09
C'era DEL BONO a Bologna, ma era solo una superCAZZOLA. Sì è stata una bella sVENDOLA!!
 
Di viados e di potenti PDF Stampa E-mail
Martedì 24 Novembre 2009 13:14

Ragionare in modo pacato e umano come fa Ida Dominijanni sul Manifesto del degrado a cui si è ridotta la parte invisibile della società italiana che conta, quanto visibile diventa, è ammirevole. E aiuta a riflettere, come sempre.

In questi giorni e mesi, penso che cosa potrebbe dire Pasolini di quanto sta avvenendo nel nostro paese e di quanto ci manchi quel suo guardare lucido dentro e attraverso le contraddizioni della società borghese, nelle sue pieghe malate.

Come è profetico il suo ultimo film e il suo ultimo libro. Ecco, Petrolio, dovrebbe essere ripreso e portato in scena da qualche attore scriteriato. Petrolio (energia), televisioni, droga, sesso. Tutto si macina e rimescola, nelle società del capitalismo maturo, ma senescente, come ci ricorda S. Amin, per offrire benefit esistenziali che remunerino il deficit culturale e emozionale degli esseri. Ed il gioco dello sfruttamento è sempre lì, il sesso come espressione di una volontà di potere che salta fuori prorompente, non più controllata da ideolgie, dogmi, convenzioni. Questa volta amplificata anche dalla "utilizzata/o finale" che ci ricorda troppo da vicino terribili storie di violenza e schiavismo sessuale.

Il peccato. Ecco, in Italia, la nostra condizione di peccatori della domenica, rende alla vicenda (alle vicende...) tutta la grandezza dell'avanspettacolo con spogliarello finale (prego i bambini escano). E siamo tutti lì, come i vecchietti un tempo, con un binocolo "per vedere più da vicino". Il piccolo Samuele, Brenda, Noemi, tutti dentro al grande Circo dell'espiazione impossibile.

La sacra triade "Dio, Patria e Famiglia" non tiene più. E' vero che il primo ad essersene accorto, pare proprio Fini. Ma molti (quanti) altri non praticano più il postulato alla base della ragione sociale delle formazioni politiche o aggregazioni culturali dalle quali provengono.

La famiglia la affidiamo alle cure di uno psicologo di fama, o a un bravo frate o a un collega di Ghedini. Dio viene ricordato quando c'è da battere cassa e "oscurare" qualsiasi tentativo di laicizzazione della cosa pubblica. La difesa della Patria (che se ne avessimo una unita, forse sarebbe pure un valore, anche se piccolino) la affidiamo alle motovedette che controllano le coste dai barbari.

Uno degli intellettuali che si incontrano a cena nel bellissimo "Declino dell'impero americano", confessa come, nel suo orizzonte di arrivato docente universitario, l'unica cosa che lo può mantenere ancora in "vita" è il sesso. E quindi si accompagna con una giovane massaggiatrice "completa" che, incidentalmente, si interessa di filosofia (o di storia, non ricordo bene). La donna intellettuale riesce a parlare, finalmente, di filosofia mentre masturba il maturo docente, che le chiede cortesemente di tacere mentre sta per raggiungere l'orgasmo.

Se non fosse una persone pubblica "di potere" la vicenda di Marrazzo provocherebbero solo una gran pena. Se si chiamasse signor Rossi ci si domanderebbe, forse, in quale profonda infelicità vivesse. Quali oppressioni e imposizioni abbia dovuto subire per non potere liberalmente dare sfogo, consapevole, alle sue preferenze sessuali. L'onore, la famiglia, la chiesa O il crocefisso, quel vuoto simulacro che non vogliamo togliere né dalle aule né dalla testa.

Ma adesso, come non poteva non succedere, il sesso si è coniugato alla morte. Il Salò di Pasolini ci torna alla mente e pensiamo che, oltre a lui, avremmo bisogno anche di un Dashiell Hammet, per dipingere l'intera tela.

 
Il tragico ridicolo della Sinistra(ta) PDF Stampa E-mail
Giovedì 19 Novembre 2009 00:50

Rudy Ghedini, in un suo post, ci parla del lento declino della sinistra, contraddistinto da un susseguirsi incongruo di contenitori, sigle e "cosi", nei quali è sempre più arduo individuare una "linea"  e una strategia. Bisognerà pure chiedersi però come mai per descrivere la Sinistra, si è al punto di ricorrere a categorie antropolgiche, piuttosto che a quelle politiche o sociologiche. Il lato comico è importante, perchè esso apre uno squarcio attraverso la coltre tragica dell'essere e ne allevia l'ansia con una risata. Purtroppo dopo, asciugate le lacrime del riso, rimane poco con cui consolarsi.

Bisognerà pure attrezzarsi per capire perchè le cose stanno andando così. Sarebbero potute andare in un modo diverso? Domanda che precede quella cruciale. Possono andare in modo diverso?

Insomma, è possibile trovare il modo di risollevarsi dal ridicolo

Ho trovato molto utile leggere un intervista ad Hans Kung Hans Kung
pubblicata da Il Mulino (il Mulino 3/2009). Kung è un teologo, ma soprattutto studia le "strutture" della fede cattolica. La sua riflessione parte dall'uso del concetto di "paradigma", introdotto da un filosofo della scienza, quasi omofono,  Thomas Kuhn, per descrivere il meccanismo di funzionamento della scienza e della comunità degli scienziati.

I paradigmi sono  "costellazioni di credenze condivise da una comunità. I paradigmi permettono di leggere la storia del cristianesimo come successione di tutte le molteplici e diverse forme di vita, di pensiero, e di organizzazione che si sono espressamente riferite a Gesù Cristo. Una determinata conformazione storica del cristianesimo mostra in tal modo il proprio inizio e – quando si fosse dimostrata insufficiente a dare ragione della complessità del reale – anche la propria crisi e il mutamento, in tutto o in parte, per assumere nuove forme, per così dire una nuova veste della medesima fede cristiana."

Una definizione molto simile la offre Kuhn per la scienza (in "La struttura delle rivoluzioni scientifiche"). In essa i paradigmi racchiudono le sedimentazioni di conoscenza prodotte dalle rivoluzioni scientifiche (grandi o piccole) che si depositano nei membri della comunità, fino a quando qualche nuovo paradigma giunge a fare piazza pulita del vecchio. Nella scienza, luogo che conosco meglio della fede, un nuovo paradigma si afferma perchè spiega meglio uno o una serie di fenomeni, oppure permette di prevedere in maniera più accurata gli effetti provocati da specifiche cause e così via.

Se estendiamo questo strumento interpretativo alla politica vediamo che le "costellazioni di credenze condivise da una comunità" sopravvivono in gran parte delle organizzazioni di sinistra. In realtà a ben vedere anche nel PD. Nonostante esse, palesemente, non danno più "ragione della complessità del reale".

Il PCI incarnava perfettamente IL paradigma della sinistra (non solo italiana, per la verità, se penso all'esperimento, benché fallito, dell'eurocomunismo). La realtà ha cambiato aspetto, lo diciamo anche se non è vero, nell'89. Quel paradigma non funziona più. Anche se era bellissimo, e alcune sue parti lo sono, per me ancora. La meccanica Newtoniana non ci permette di interpetare il moto degli elettroni, ma in molti contesti la possiamo usare con ottimi risultati. Non in tutti, però. La stessa cosa vale per il paradigma PCI: aprire i circoli sul territorio aiuterà, ma non basta. Citare il lavoro è importante, ma nemmeno questo sarà sufficiente.

I nuovi paradigmi si impongono, nella scienza come nella fede, con delle "rivoluzioni". Nella sinistra, nonostante i molti ammirevoli esperimenti, non ce ne sono state. E' molto difficile, ovviamente, inventarle. Per essere rivoluzionari, come diceva il vecchio Gesù, bisogna odiare il padre, la madre, la propria gente (traduco liberamente da una citazione dei Vangeli della Spinelli sul Fatto di alcuni gioni fa). E quindi il passo è doloroso. Ancora adesso mi trovo a pensare che la cosa più saggia sarebbe "rifare" il PCI. Ma significherebbe ricominciare a fare esperimenti con il piano inclinato in un mondo di elettroni e quark.

C'è un'ultima nota, un po' triste anche per noi. Secondo Kuhn, il filosofo della scienza, i vecchi paradigmi (scientifici) non sono subito sconfitti dai nuovi. Essi continuano a vivere nelle persone che si erano formate su essi, che li avevano insegnati. Anche Einstein pare non credesse in cuor suo alla realtà della meccanica quantistica. La conclusione di Kuhn è che i paradigmi si estinguono assieme ai loro sostenitori, ovvero con la loro morte. Il conformismo, dunque, è più forte della ragione e della verità sperimentale. Questo nella scienza, figuriamoci nella politica.

Quando questi ragionamenti si dipanano a me viene un certo sgomento quando i vari leader parlano di "svolte", "nuovi inizi" e "nuove stagioni".

Ed il ridicolo torna ad essere, come è della natura umana, tragico

 
Il ridicolo della Sinistra(ta) - Apriamo un dibattito PDF Stampa E-mail
Giovedì 19 Novembre 2009 00:26

Rudy Ghedini, in un suo post, ci parla del lento declino della sinistra, contraddistinto da un susseguirsi incongruo di contenitori, sigle e "cosi" nei quali è sempre più arduo individuare una "linea"  e una strategia. Bisognerà pure chiedersi però come mai per descrivere la Sinistra, si è al punto di ricorrere a categorie antropolgiche, piuttosto che a quelle politiche o sociologiche. Il lato comico è importante, perchè esso apre uno squarcio attraverso la coltre tragica dell'essere e ne allevia l'ansia con una risata. Purtroppo dopo, asciugate le lacrime del riso, rimane poco con cui consolarsi.

Bisognerà pure attrezzarsi per capire perchè le cose stanno andando così. Sarebbero potute andare in un modo diverso? Domanda che precede quella cruciale. Possono andare in modo diverso?

Insomma è possibile trovare il modo di risollevarsi dal ridicolo

Ho trovato molto utile leggere un intervista ad Hans Kung pubblicata da Il Mulino. Kung è un teologo, ma soprattutto studia le "strutture" della fede cattolica. La sua riflessione parte dall'uso del concetto di "paradigma", introdotto da un suo quasi omonimo filosofo della scienza,  Thomas Kuhn, per descrivere il meccanismo di funzionamento della scienza e della comunità degli scienziati.

I paradigmi sono  "costellazioni di credenze condivise da una comunità. I paradigmi permettono di leggere la storia del cristianesimo come successione di tutte le molteplici e diverse forme di vita, di pensiero, e di organizzazione che si sono espressamente riferite a Gesù Cristo. Una determinata conformazione storica del cristianesimo mostra in tal modo il proprio inizio e – quando si fosse dimostrata insufficiente a dare ragione della complessità del reale – anche la propria crisi e il mutamento, in tutto o in parte, per assumere nuove forme, per così dire una nuova veste della medesima fede cristiana."

Una definizione molto simile la offre Kuhn per la scienza. In essa i paradigmi racchiudono le sedimentazioni di conoscenza prodotte dalle rivoluzioni scientifiche (grandi o piccole) che si depositano nei membri della comunità, fino a quando qualche nuovo paradigma giunge a fare piazza pulita del vecchio. Nella scienza, luogo che conosco meglio della fede, un nuovo paradigma si afferma perchè spiega meglio uno o una serie di fenomeni, oppure permette di prevedere in maniera più accurata gli effetti provocati da specifiche cause e così via.

Se estendiamo questo strumento interpretativo vediamo che le "costellazioni di credenze condivise da una comunità" sopravvivono in gran parte delle organizzazioni di sinistra. In realtà a ben vedere anche nel PD. Nonostante esse, palesemente, non danno ragione della complessità del reale.

Il PCI incarnava perfettamente IL paradigma della sinistra (non solo italiana, per la verità, se penso all'esperimento fallito dell'eurocomunismo). La realtà ha cambiato aspetto, diciamo, anche se non è vero, nell'89. Quel paradigma non funziona più. Era ed è bellissimo. La meccanica Newtoniana non ci permette di interpetare il moto degli elettroni, ma in molti contesti la possiamo usare con ottimi ridultati. Non in tutti, però. La stessa cosa vale per il paradigma PCI: aprire i circoli sul territorio aiuterà, ma non basta. Citare il lavoro è importante, ma non basta più.

I nuovi paradigmi si impongono, nella scienza come nella fede, con delle "rivoluzioni". Nella sinistra, nonostante i molti ammirevoli esperimenti non ce ne sono state. E' molto difficile, ovviamente, inventarle. Per essere rivoluzionari, come diceva il vecchio Gesù bisogna odiare il padre, la madre, la propria gente (traduco liberamente da una citazione dei Vangeli della Spinelli sul Fatto di alcuni gioni fa). E quindi il passo è doloroso. Ancora adesso mi trovo a pensare che la cosa più saggia sarebbe "rifare" il PCI. Ma significherebbe ricominciare a fare esperimenti con il piano inclinato in un mondo ci elettroni e quark.

C'è un'ultima nota, un po' triste, anche per noi. Seconto Kuhn, il filosofo della scienza, i vecchi paradigmi (scientifici) non sono mai sconfitti dai nuovi. Essi continuano a vivere nelle persone che si erano formate su essi, che li avevano insegnati. Anche Einstein non credeva in cuor suo ai quanti (pare). La conclusione di Kuhn è che i paradigmi si estinguono assieme ai loro sostenitori. Il conformismo, dunque, è più forte della ragione e della verità sperimentale. Figuriamoci nella politica

Quando questi ragionamenti si dipanano viene un certo sgomento quando i vari leader parlano di "svolte", "nuovi inizi" e "nuove stagioni".

Il ridicolo torna, come è della natura umana, tragico

 
Delle Piazze, del Lavoro... e delle schede bianche PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Novembre 2009 23:36
La vicenda dell'azienda di informatica Eutelia, ora Omega (1990 esuberi su 2000 dipendenti) è di quelle che riescono bene a dipingere il livello di depravazione cui è giunto il "libero mercato". E' una storia allucinante ben spiegata nel sito dei lavoratori esuberanti dell'azienda.
L'altro giorno c'è stato un sit-in davanti a Palazzo Chigi che ha ottenuto, almeno, un incontro con Letta e la promessa di avviare una probabile amministrazione controllata dell'azienda. Speriamo che i lavoratori vedano un po' di luce.
Tonino di Pietro ha deciso di buttare via un po' del suo tempo e si è seduto con i lavoratori dell'Eutelia, partecipando alla assemblea improvvisata. Megafono alla mano a dire la sua. Populismo? Protagonismo? Forse, però penso che la sua presenza quella gente l'ha sentita.
Intanto a Palazzo Madama, avveniva un fatto che rimarrà negli annali della storia d'Italia (quelli molto dettagliati, però). Anna Finocchiaro riusciva a diventare capogruppo del Senato del PD.
Non vi sembra una notizia?
Invece lo è, perché fino all'ultimo si è temuto che i Franceschielliani le facessero le scarpe, dopo che un Franceschielliano, un tal Franceschini era già stato eletto capogruppo alla Camera. Tormenti, telefonate e, forse, minacce hanno fatto prevalere la Ragione e Anna c'è l'ha fatta.... con solo 84 voti però, perché 20 Fran(ces)chi tiratori hanno votato scheda bianca.
Certo gli equilibri interni sono più importanti dei bilanci familiari di un pugno di lavoratori rumorosi che si fanno abbindolare dal solito arringa-popolo.
Che poi è lo stesso che si permette di aderire ad una manifestazione non indetta da nessuna organizzazione. Che assurdità andare in piazza contro il governo (peggio: contro il solo Berlusconi!) senza prima averne parlato al direttivo, con gli amici al bar, con Dalema a Bruxelles, con l'int(i)era Assemblea Nazionale e, magari, perché no?, con il compagno Fini (Gianfranco, non Massimo)
 
Bertinotti, Bertinotti PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Novembre 2009 17:25

Intervista a Bertinotti sul Manifesto  a pochi giorni dalla sua "venuta" a Bologna. Commenti disarmanti e disarmati del popolo comunista nei post ospitati dal giornale...

Prima riflessione

Sull'uscita del PCI "a destra" dopo la caduta del muro e sull'interrogativo "si poteva evitare?", rispondo che non credo sarebbe stato possibile. Prima dell''89 il PCI viveva il travaglio che descrive Bertinotti. In particolare a me pareva che fosse incapace di innovare la sua tradizione culturale e politica, aprendosi a culture altre. L'ambientalismo innanzitutto, ovviamente nella sua versione alta, che mette in discussione le radici dell'organizzazione industriale e quindi, in ultima analisi, le basi stessi della accumulazione capitalista e non in quella che si occupa solo di verde pubblico e piste ciclabili.

Nel momento in cui Occhetto lancia il suo proclama alla Bolognina, molti lessero in quell'atto davvero un nuovo inizio, un cambio di registro che portasse il partito a rivedere molta della sua attrezzatura culturale e politica. Ricordo che ai primi attivi, assieme allo sconcerto dei vecchi militanti, c'era anche una palpabile opposizione di molti burocrati e notabili senza età. Timorosi che cambiasse la loro creaturina, vedevano con sospetto il rinnovamento.

Lessi positivamente la cosa e mi parve allora che si potesse uscire "a sinistra", nonostante Occhetto. Si era prossimi alla pausa natalizia che passai all'estero. Al mio rientro, al primo attivo di zona (ormai si parlava di congresso e di mozioni) con mio grande stupore (che ingenuo, vero?) scoprii che tutti i dirigenti più conformisti e retrivi (paraculi?) erano schierati con il segretario.

In quel momento capii che la svolta non ci sarebbe mai stata e che tutto sarebbe andato a puttane (metaforiche, si spera, per la sinistra, reali, per la destra). Non mi schierai nemmeno per una mozione, giudicando quella modalità congressuale un puro gioco al massacro. Così è stato. Un lento massacro che ha dissanguato finanche il "Popolo comunista", come giustamente nota Bertinotti

Seconda riflessione.

La caduta del muro di Berlino non è stata la vittoria “finale” del capitalismo né la sconfitta “definitiva” del comunismo. In un bel libretto Samir Amin (La crisi, ed. Punto Rosso) ci ricorda come il capitalismo sia un processo storico. Esso si è affermato, oggi, come sistema globalizzato, con centri e periferie, dopo numerosi tentativi falliti e passando per numerose crisi. Una la stiamo vivendo ora e da come il pianeta ne uscirà dipenderanno le evoluzioni future del sistema.

Ma anche il socialismo è un processo storico. Pensare che le Rivoluzioni del novecento fossero il punto di arrivo del processo di superamento del capitalismo è peccare di ingenua vanità.

Se il capitalismo ha impiegato circa 500 anni a imporsi come modello dominante e possibile ritenere che una trasformazione sociale come il socialismo, così poco affine allo spirito animale dell'uomo, che predilige la competizione alla solidarietà e alla cooperazione, si sarebbe potuta affermare in qualche decennio?

Amin è convinto che ci saranno altre spinte rivoluzionarie, ma che dovranno essere “lucidamente” progettate a partire da una analisi spietata delle forze in campo e degli scenari, alcuni molto foschi, che si proiettano sul futuro dei popoli. Senza ritenere il fallimento delle rivoluzioni la “fine della storia”.

C’è inoltre un dato di base, che molti continuano a lasciare in disparte. Un argomento che deriva dal Marx dei manoscritti giovanili e dalla cultura ambientalista radicale. Il meccanismo di espropriazione proprio del capitale si esercita sugli uomini e sulle nazioni. Ma anche, e in maniera spietata, sulle risorse. Così come funziona ora, il capitalismo è un sistema che, dal punto di vista dell’evoluzionismo darwiniano, non può reggere sul pianeta. Se sopravvive lui, non finisce la storia, ma la vita sulla Terra. Brutto affare perché, anche se abbiamo trovato l’acqua sulla Luna, senza Terra anche il capitalismo farà fatica a imperversare sovrano.

Questa penso sia il centro di qualsiasi ragionamento critico intorno alle sorti dell’umanità. E’ imperativo trovare una risposta. Ma, ahimè, non si trova dentro al recinto del sistema capitalistico. Né di quello prima della crisi né di quello dopo.

 
Orrore in tivù: Alessio Vinci intervista la Gelmini PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Novembre 2009 00:12

Appassionante ieri sera a Matrix la cavalcata di parole della valchiria Gelmini, complice un sedicente giornalista, che di mestiere fa il tappetino e ha imparato a Papersera a non fare domande su Amelia e Rockerduck a Paperone.
Un florilegio di ovvietà e rassicurazioni. Un duetto civettuolo infarcito di "è vero ministro che le cose van bene".
Il culmine è stata la domanda dello zerbino sullo stato della riforma alle elementari: "io abito in centro e lo scorso anno non riuscivo mai a girare dalle manifestazioni che c'erano! Oggi non protesta più nessuno. Quindi vuol dire che la riforma piace, non è vero ministro?"

Ma fino a quando dovremo subire 'sta roba!!!

 
Niente nuovi ricercatori PDF Stampa E-mail
Venerdì 13 Novembre 2009 23:37

Via i soldi per le assunzioni dei nuovi ricercatori (università e CNR) . Il che significa che circa 4000 persone che da anni attendono in fila dietro a un capo che invecchia sempre più, e che a breve andrà in pensione lasciando dietro di sé il nulla, rimarranno con un palmo di naso.
Ma l'appiattimento ideologico e ideale prodotto da questo governo determinerà una posizione a favore del DL Gelmini dall'alto e dal basso. Infatti, la conferenza dei rettori ha già detto che va tutto bene, magari allargando un po' i cordoni della borsa, ma non per le assunzioni, mente i precari che ormai sono ridotti peggio dei braccianti raccogli pomodori del sud, sperano in un "caporale" che gli garantisca, almeno, la sopravvivenza nell'ambito ruolo di ricercatore a tempo determinato. I mezzo c'è un corpo docente con una età media che viaggia verso i 55 anni, stanca demotivata e che spera di raggiungere al più presto il pensionamento.
Una situazione agghiacciante.

E ritorna la solita domanda. Che tipo di paese si immagina chi con la mano destra distrugge sistematicamente educazione e ricerca, con la sinistra riduce o elimina le risorse alle forze dell'ordine e con tutte e due delegittima e ostacola il lavoro della magistratura?

 
Basta con l'ora di religione PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Novembre 2009 10:21

Ho descritto in un post, le mie tristi esperienze con la religione a scuola.
I tempi oggi sono un po' cambiati, ma per evitare di ascoltare le panzane delle maestre di religione bisogna "non avvalersi" di quell'insegnamento! Cioè firmare un apposito modulo prima dell'iscrizione (a nessuno, naturalmente, viene detto che si può produrre il modulo in qualsiasi momento dell'anno e che deve essere accettato).
E non è vero, come dice l'espropriatore di beni pubblici, il cardinal Bagnasco, che non si fa catechismo.
Se fosse seguito il programma ministeriale, forse. Ma nella realtà (ovvero nei programmi illustrati alle classi da questi personaggi lunari che sopravvivono ai tagli della Gelmini) si parla di insegnamento alla preghiera, della figura di Gesù figlio di Dio e, cosa più disgustosa, di come si vorrebbe insegnare ai bambini il gusto della meraviglia per la bellezza del creato (proprio il creato).
Disgustosa perché, mentre l'insegnante di scienza parla di dinosauri, durante l'ora di religione si pongono domande del tipo "perché il cielo e blu"? La risposta attesa non implica ovviamente alcuna riflessione sull'assorbimento della radiazione solare e la sua rifrazione (ci sono semplici dimostrazioni adatte anche a bimbi di quella età). No la risposta è:  è una cosa meravigliosa (per cui  dovete meravigliarvi) voluta dal nostro signore". Dico, ma siamo matti.

Per finire, perché il neonato nuovo PD, innervato dal robusto laicismo da tutti i suoi leader proclamato in ogni luogo, non lancia una campagna, non per abolire l'ora di religione, ma per chiedere ai genitori di non avvalersi in massa di quell'insegnamento. Se si raggiungesse anche solo il 20-30% di adesioni se ne vedrebbero delle belle, anche rispetto all'organizzazione scolastica voluta dai provvedimenti del Governo

 
« InizioPrec.12Succ.Fine »

Pagina 1 di 2