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Articoli
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Da non perdere o da rileggere con calma Tempo scarso e buste paga magre non consentono di leggere tutto quello che a sinistra, nel sindacato e nei movimenti si scrive e si discute. Noi proviamo a proporvi una selezione degli articoli e degli interventi che ci sono sembrati più significativi ed utili ad approfondire il dibattito sul futuro della sinistra e non solo.
Ovviamente è una selezione molto limitata e sicuramente non imparziale, per questo, se avete altro da segnalare fatelo scrivendoci a
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e lo inseriremo.
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Brevi Impressioni sparse e a caldo … che sono forse le meno riflettute ma le più sincere |
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Fulvia Bandoli, intervento sul sito di Sinistra Ecologia Libertà, pubblicato il 21 dicembre 2009
Poi nei prossimi giorni approfondiremo….
Siamo partiti, ora dobbiamo diventare un partito.
La platea di Roma era assai diversa da quella di Bagnoli : avere eletto i 1.200 delegati su liste prevalentemente chiuse ha ridotto parecchio lo spazio per coloro che vengono da esperienze politiche fuori dai piccoli partitini e questo era un dato evidente. Costoro erano in netta minoranza.
Siamo partiti stavolta mi pare chiaro, ma per fare un Partito bisogna pedalare ancora parecchio. Il primo congresso sarà a giugno 2010 e li adotteremo statuto e profilo e programmi definitivi. Ma i documenti sui principi, le regole e i primi elementi programmatici discussi in questi due giorni sono una base di partenza abbastanza seria. Ascoltando l’assemblea un primo profilo della Sinistra che vogliamo essere si capiva, e anche i titoli e i contenuti delle battaglie che faremo sul lavoro, sullo sviluppo sostenibile, sulla legalità, sui diritti civili, sull’informazione e sulla difesa della Costituzione. Alla Costituente hanno finora aderito 25.000 persone, un piccolo popolo che dovrà allargarsi grazie alla iniziativa politica che sapremo mettere in campo e alla nostra capacità di radicamento nei territori. Abbiamo un portavoce , Vendola, che si è conquistato sul campo questo ruolo sia come politico sia per le capacità di governo dimostrate in Puglia. Abbiamo un simbolo che finalmente sta nelle mani degli aderenti. Non sono invece ancora certa che ci sia un vero gruppo dirigente unitario e autonomo dalle varie appartenenze. Il coordinamento nazionale è troppo grande (32 persone) e averlo votato in blocco non è stata una grande prova di democrazia e di partecipazione. Si è temuto che se si fosse andati al voto con la possibilità di esprimere preferenze qualche sensibilità politica sarebbe restata fuori…era un rischio reale , ma anche non riuscire a votare mai con il voto segreto sulle persone e con le preferenze è una pratica che non possiamo adottare all’infinito. Del resto non siamo noi che chiediamo una legge elettorale che non si fondi su liste chiuse e che ci sia la possibilità di esprimere preferenze? Lo stesso deve valere al nostro interno. Oggi non è stato così.
Abbiamo visto la presenza di molti giovani ( ragazze e ragazzi) appassionati e interessati ma un po’ ai margini. Ma averli fa sperare bene.
Dovremo anche lanciare una seria sottoscrizione finanziaria perché senza risorse la politica non si fa in nessun modo. Ci servono alcuni milioni di euro a mio parere e chiedere ai 25.000 aderenti di mettere da parte un euro al giorno ( un caffè) per 200 giorni ( fino al congresso di Giugno) ci porterebbe ad una cifra consistente. Del resto Obama ha raccolto di più chiedendo poco a tutti che non con le grandi sottoscrizioni.
La passione e la speranza
La passione e la speranza circolavano abbastanza nella due giorni che abbiamo vissuto, soprattutto nei gruppi di lavoro tematici più che nella plenaria, nello sforzo di individuare proposte precise che chiariscano in che cosa si distingue dagli altri soggetti politici questa sinistra, nella cura dei dettagli, nelle puntuali elaborazioni condotte su temi quali il lavoro, la scuola e la formazione, la pace e il disarmo, l’informazione, le politiche ambientali e di riconversione dello sviluppo. Guardatevi una volta tanto i materiali usciti quando saranno pubblicati e vedrete che un lavoro intenso è stato compiuto. Se i giornalisti scrivessero della sostanza un primo abbozzo del nostro profilo si poteva cogliere facilmente. Una Sinistra radicale nei principi e nei contenuti, con una cultura di governo delle contraddizioni. Che vuol dire capace di cercare le risposte alle grandi e piccole contraddizioni, alle ingiustizie crescenti e che vuole farlo senza populismi facili ma diventando una Sinistra popolare, autonoma, che compete con il Pd e con le altre forze di opposizione pur nella ricerca comune di una nuova coalizione alternativa al centro destra.
Una scena prevalentemente maschile
La conferenza stampa che aveva annunciato e presentato l’assemblea vedeva al tavolo solo i segretari dei partitini tutti maschi , i primi tre interventi di apertura dell’assemblea sono stati maschili, così come le conclusioni di ogni sessione è stata puntualmente affidata ad un uomo autorevole. Un altro uomo autorevole guida , anch’egli non eletto ma nominato, il Comitato Scientifico votato oggi, un organismo che affianca il coordinamento nazionale e che avrà il compito di produrre elaborazione, ricerca, confronto su temi cruciali, di fornire stimoli alla iniziativa politica di tutta l’organizzazione. Il portavoce nazionale è un uomo. Io non metto in discussione nessuno di quegli uomini singolarmente presi sia chiaro, critico fortemente una forza politica che si rappresenta prevalentemente con uomini. Credo non serva a nulla rivendicare con urla e strepiti un altro modo di rappresentare ciò che siamo. Sono convinta che questa rappresentazione non rispecchi la realtà di ciò che siamo .Una Sinistra di donne e uomini…dovrebbe andare da se….e se non va da se la faremo andare in quella direzione con cura e fermezza. Credo che lo faranno le donne coprendo ancora una volta l’ incomprensibile ritardo culturale dei maschi. Donne autorevoli , che hanno nomi e cognomi, storie lunghe o brevi, giovani e vecchie. Donne libere.
Fulvia Bandoli
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L'anticapitalismo necessario |
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Rina Gagliardi, "GLI ALTRI", martedì 17 novembre 2009
Caro Piero, non sono d'accordo con ciò che hai scritto su Gli Altri di domenica 15, in polemica "irriverente" con Rossana Rossanda. E ti chiedo un po' di spazio per spiegare perché. Intanto, non mi convince il tema - lo riassumo così - della "insufficienza" dell'anticapitalismo. Ricordando, en passant, che Carlo Marx, non usa mai questo "ismo", mi sembra però che valga la pena - oggi, non ieri o non nel secolo scorso - di porsi la seguente domanda: è possibile, è pensabile, è "costruibile" una società migliore di quella attuale, una società nella quale, come diceva un grande poeta, "l'uomo sia un aiuto per l'uomo", senza superare lo sfruttamento e l'alienazione del lavoro (e quindi di tutti i rapporti sociali, culturali, tra le persone)? La mia risposta è che, senza questo superamento, o a prescindere da esso, non si dà alcuna vera trasformazione - e, nella fase attuale, neppure alcuna sostanziale correzione (di tipo riformistico, se vogliamo chiamarlo così). Ma non parlo delle acciaierie Krupp, della chimica tedesca, e nemmeno della Ford. Parlo del mondo contemporaneo: quello della globalizzazione produttiva, delle multinazionali, del potere finanziario e bancario, della straordinaria crescita delle diseguaglianze, fino alla rinascita della schiavitù e all'esplosione delle grandi migrazioni.
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Rossanda: sul comunismo avete sbagliato anche voi |
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Piero Sansonetti, "GLI ALTRI", domenica 15 novembre 2009
Come molte altre persone di sinistra della mia generazione - cioè di quella che ha iniziato a fare politica nel 1968 - ho per Rossana Rossanda una stima che sconfina nella venerazione. Quindi mi è molto difficile polemizzare con lei, sono intimidito e affetto da complesso di inferiorità. Però questo articolo che Rossanda ha scritto per il Manifesto subito dopo l'anniversario della caduta del muro di Berlino (articolo molto polemico con il suo giornale e con tutta la sinistra; articolo intitolato: "il mio dissenso") mi ha messo di fronte al"mio" dissenso da Rossana Rossanda e questa volta voglio esprimerlo. Anche perché non è solo un dissenso, e un disagio, verso il pensiero politico di Rossanda; ma è una cosa più ampia, che riguarda quasi tutti i padri nobili della sinistra italiana, cioè i miei maestri - da Ingrao, a Tronti e tanti altri - e una certa loro "pigrizia" - se posso usare questa parola un po' aspra - che da tanto tempo vorrei rimproveragli ma no oso.
Stavolta oso.
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Andrea Fabozzi intervista Fausto Bertinotti dal sito de il manifesto, sabato 14 novembre 2009
Incontriamo Fausto Bertinotti nel suo studio di presidente della Fondazione Camera dei deputati. Subito dopo l’elezione di Pierluigi Bersani alla guida del Pd volevamo fare qualche domanda a Bertinotti sul significato di quella novità e sui possibili riflessi nel rapporto tra Pd e sinistra radicale, ma lui ha preferito far passare qualche giorno. L'intervista c’è stata il 13 novembre e a questo punto ci è sembrato giusto partire da qualche considerazione sul ventennale del 1989, cosa che ha inevitabilmente reso più lunga la conversazione. Questa ne è la versione integrale, sul giornale ne abbiamo pubblicato un estratto.
Bertinotti, per iniziare vorrei chiederti non tanto una riflessione sul ventennale del 1989 quanto un commento sulle rievocazioni di questi giorni che forse sono state puramente celebrative. Hai letto o ascoltato qualche opinione dalla quale possiamo partire?
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Rossana Rossanda dal sito de il manifesto, giovedì 12 novembre 2009
Non è un incidente se il manifesto, che si definisce ancora «quotidiano comunista», ha elegantemente glissato sul ventesimo anniversario del 1989; non per distrazione, ci strillano da vent'anni che la distruzione del muro di Berlino segnava la fine del comunismo, «utopia criminale». Noi su quella «utopia» ambiziosa eravamo nati, ed eravamo stati i primi a denunciare nella sinistra che con essa avevano chiuso da un pezzo i «socialismi reali». Li denunciavamo nell'avversione del partito comunista e nella scarsa attenzione delle cancellerie e della stampa democratiche. Il movimento del '68 ne aveva avuto un'intuizione, ma non il tempo né la preparazione per andare oltre.
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Rossana Rossanda, da www.nuvole.it, novembre 2990
Abbiamo chiesto a Rossana Rossanda di scriverci un articolo su cosa significa essere comunisti oggi, dopo aver perso il riferimento di paesi che si richiamavano al comunismo, anche se nella pratica comunismo non era, ora che il capitalismo ha vinto ormai ovunque. Pubblichiamo la sua risposta.
Parigi, 28 settembre 2009
La domanda “quale significato ha chiamarsi comunisti dopo il muro di Berlino” per me non ha senso. Se qualcuno era comunista perché pensava ai socialismi reali come a società perfette e incapaci di ingiustizia e crudeltà, questo qualcuno aveva preso da un pezzo fieri colpi: nel 1948 (forche di Praga), nel 1953 (anche se passato quasi in silenzio in Italia), infine nel 1956 che in silenzio non è passato affatto ed è stata una lunga ed evidente tragedia. Testimoniata non soltanto da fonti altrui, che potevano essere esagerate, ma da fonti interne all’Urss e altrove. Quel che è seguito, l’invasione di Praga, la Polonia, l’Afghanistan e il tentativo di Gorbaciov non rivelavano niente che non fosse noto.
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Sulle celebrazioni del fatidico '89 |
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Luciana Castellina, da www.nuvole.it, novembre 2009
Vorrei concedermi – e me ne scuso – una breve nota autobiografica. Mi è necessaria affinché, chi di quei tempi antichi che sono ormai gli anni a cavallo fra i ’60 e i ’70 non può avere memoria (o ha scelto di non averla), non sia spinto a pensare che io sia una incallita ortodossa conservatrice comunista. Perché dico che l’‘89 non è la data di una gioiosa rivoluzione libertaria, ma un passaggio assai più ambiguo e gravido di conseguenze, non tutte meravigliose.
Insomma: per sgomberare il campo da possibili equivoci voglio ricordare che io, assieme ad altri, dal PCI fui, nel ’69, radiata anche perché ritenevo che il sistema sovietico fosse ormai irriformabile e non più difendibile. Molti di coloro che nei paesi dell’est si battevano per libertà e democrazia sono stati del resto interlocutori diretti (e a lungo esclusivi) della rivista cui demmo vita, Il Manifesto.
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Storia di un suicidio (quello di SeL) |
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Massimiliano Smeriglio, "GLI ALTRI, la sinistra quotidiana", domenica 8 novembre 2009
La Paz e il suo alter ego spostato qualche centinaia di metri ancora più vicino al cielo, El Alto, assomigliano ad un formicaio, una quantità impressionante di persone, pulmini e mezzi di trasporto occasionali si muovono continuamente su strade, marciapiedi, piazze, si muovono determinando un caos organizzato dove gli interstizi tra una persona e l'altra o un pulmino e altro sono ridottissimi tanto che, all'occhio occidentale, le traiettorie sembravano negare la inviolabilità dei corpi. Quel gran movimento assomiglia al cambio in corso nella società boliviana rappresentato da Evo Morales ma determinato da una quantità infinita di corpi intermedi.
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3 interventi di Fausto Bertinotti |
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Fausto Bertinotti, "GLI ALTRI" del 22, 23 e 24 ottobre 2009
“La sinistra indaghi il mondo”
Sabato 3 ottobre, Piazza del Popolo a Roma. A un primo sguardo è una plastica conferma di un giudizio ormai consolidato sullo stato della sinistra in Italia: c’è un popolo di sinistra, non c’è una sinistra politica. Si potrebbe dirlo diversamente e più direttamente: c’è il popolo della sinistra, non c’è il suo partito, se per partito si intende un progetto politico, un’organizzazione, un programma d’azione. Sulla veridicità della seconda affermazione ci sono pochi dubbi; l’analisi dei contenuti enunciati dal palco, della composizione e delle relazioni interne al parterre che lo attornia ne produrrebbe un’implacabile conferma. Più difficile e controversa è la validazione della prima affermazione. Se per un verso la piazza esprime l’esistenza di un popolo della sinistra (un fondo di comune sentire, un bisogno di costituirsi in popolo, la pratica di un agire collettivo condiviso, la critica all’esistente, l’opposizione al governo di Berlusconi), per altro verso si tratta di un’aggregazione di culture politiche diverse che, forse in prevalenza, non sono più quelle della tradizione.
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