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Scopo dell’Associazione per la Sinistra è collaborare alla costruzione di un nuovo soggetto politico, popolare e democratico, in cui la sinistra italiana trovi la sua unità. Compito essenziale è guardare a mente limpida la crisi senza precedenti del capitalismo contemporaneo per individuare vie praticabili e sostenibili di trasformazione. Il mondo conosce gravi emergenze: quella economico-finanziaria, quella climatica, quella alimentare e quella energetica, che mettono in discussione tutti gli assunti ed i parametri di riferimento della politica, locale, nazionale e globale. Queste emergenze si manifestano in un contesto mondiale in cui le contraddizioni nelle relazioni tra donne e uomini si moltiplicano e appaiono nuove soggettività sessuali, mettendo in discussione i tradizionali parametri culturali e simbolici.
Su questi temi si giocherà il futuro della sinistra. Lo sconvolgimento climatico impone una decisa riduzione dell’uso dei combustibili fossili, riduzione imposta anche dai sanguinosi conflitti per il controllo delle fonti energetiche. E’ in discussione il modello di produrre e di consumare imposto dalla globalizzazione. Le contraddizioni che apre possono rappresentare un’opportunità straordinaria: per riproporre, nella realtà concreta, i valori del lavoro, dell’egualitarismo e della solidarietà, il valore dell’innovazione tecnologica, quando è al servizio non della feroce competizione del mercato, ma del ben vivere di tutti. Una società dove la sicurezza sociale ed economica conta come l’intensità degli affetti e delle relazioni. Occorre prima di tutto fare i conti con la sconfitta che ha attraversato la sinistra, una disfatta politica in cui convergono ragioni e processi diversi, prossimi o lontani. Tra questi il venir meno di un pensiero che offra un’autonoma lettura della realtà. Dobbiamo avere la consapevolezza che la crisi della sinistra si manifesta anche nel moltiplicarsi di punti di vista che rimangono per lo più distinti e separati, senza occasione né possibilità di confronto, spesso anzi con una riluttanza allo scambio. Al punto di dar luogo a identità, ragioni e iniziative settoriali e frantumate. Ma l’alternativa non è l’impossibile ritorno alla sintesi. La nostra scommessa è dare al pensiero e al linguaggio una forma aperta e radicata nelle esperienze di tutte e tutti, di ciascuno e ciascuna. Pratiche differenti in grado di stabilire tra loro connessioni, costruendo un orizzonte politico condiviso: una condizione indispensabile per essere, agire, pensare di nuovo a sinistra. Vogliamo essere più espliciti: la stessa interpretazione della crisi economica si piega a prospettive diverse se si parte da premesse ecologiche o economiche o femministe. Per questo, terreno fondamentale dell’associazione è lavorare in direzione di un’azione politica coerente anche se policentrica, sostenibile quando valorizza il lavoro e l’attenzione al pianeta, accogliente delle differenze. Uno stato democratico e libero vive di divisione dei poteri e di meccanismi di garanzia. La Costituzione della Repubblica Italiana è il nostro punto di riferimento. La Repubblica è lo spazio comune della vita civile e politica del nostro paese, la cui esistenza garantisce la libertà di tutti. Sono questi saldi fondamenti di libertà, conquistati nella lotta contro la dittatura, a permetterci di pensare alla società che desideriamo. Una società libera è una società nella quale le istituzioni dello Stato si occupano dei meccanismi della convivenza – anche in termini di riduzione delle libertà individuali - solo in quanto debba essere garantita la convivenza sociale senza sopraffazioni e discriminazioni di nessuno verso nessuno. Ma lo Stato lascia alla libera scelta di ciascuno e ciascuna tutte quelle manifestazioni di volontà che non hanno effetti sulla convivenza. Lo Stato si deve occupare del furto e dell’omicidio. Interviene anche sul fumo e l’ubriachezza o l’assunzione di stupefacenti ma solo se e in quanto arrechino danno a terzi. Ma non può mettere bocca sulle mie scelte personali, sulla mia vita sessuale, sulle modalità di convivenza familiare, sul modo come intendo congedarmi dalla vita. L’eutanasia, il testamento biologico devono essere semplici atti di dichiarazione delle volontà ultime di chi vuole decidere in questo senso. Il corpo non può essere oggetto di legislazione. Lo Stato non può imporre una sua supposta etica ma deve offrire lo spazio abitabile della convivenza e della pari dignità per le differenze culturali e dei percorsi di vita. Deve essere laico. Deve permettere a un cattolico che lo voglia di guadagnarsi il cielo attraverso la sofferenza di una malattia inguaribile, ma anche all’ateo di morire, per quel che è possibile, senza soffrire. Solo in una società che ha un alto concetto della libertà è possibile la convivenza di fedi, filosofie, culture diverse. In caso contrario si ha uno Stato dispotico. Una società libera e democratica si fonda sull’istruzione pubblica, laica, obbligatoria e gratuita, fino a 17 anni. La ricerca scientifica deve essere fortemente sostenuta quale garanzia per un migliore futuro e per realizzare il ben vivere per tutti. L’informazione deve essere plurale, autonoma, libera, non sottoposta né condizionata da monopoli né oligopoli. I diritti di cittadinanza sono strumenti fondamentali per favorire relazioni tra le persone in cui i meccanismi sociali ed economici non siano discriminanti. L’esplosione della crisi economica conferma con drammatica evidenza i guasti e i danni del neoliberismo. La globalizzazione ha favorito le speculazioni, accentuato gli squilibri e le ingiustizie nel mondo e all’interno dei singoli paesi. Stanno apparendo ormai chiari i limiti culturali di una concezione iper produttivistica, che ha creato enormi disuguaglianze sociali e nei rapporti tra i popoli, ha costretto intere popolazioni a migrare, ha accentuato la subordinazione del lavoro alle esigenze della produzione, alterato l’equilibrio dell’ecosistema planetario. Quali risposte, quali strade percorrere? Lavoro, disoccupazione, precarietà, migrazione sono il nostro campo. Qui la crisi crea le sue vittime, mentre dall’altra parte finanza, banche, imprese, con diversi gradi di responsabilità, concorrono ai disastri. Non appoggiamo l’investimento di denaro pubblico per salvare le banche, non serve a proteggere e risolvere i problemi di chi si trova senza mezzi e risorse. Non perseguiamo un’idea di crescita per la crescita. Perseguiamo la piena occupazione di donne e uomini, la parità di retribuzione a parità di mansioni, e un’equa ridistribuzione della ricchezza. Vogliamo ripensare il rapporto tra produzione e riproduzione. consapevoli delle tensioni tra i soggetti, in maggioranza donne e migranti, che si fanno carico della riproduzione, cioè della vita delle persone, a cominciare dalla nascita. Intendiamo prendere in considerazione solo i progetti “compatibili”, fuori dalla logica dello spreco come dagli interessi dei comitati di affari. Mettendo in gioco per una risposta alla crisi ciò che lavoratori, studenti, donne e uomini hanno imparato e sanno, insomma le loro intelligenze e i loro saperi. Le città, i paesi, i territori dove si vive sono i luoghi delle relazioni umane e delle pratiche di buona convivenza e accoglienza. Le scelte relative alla protezione dell’ambiente e all’uso del territorio, delle risorse locali, delle tradizioni culturali e del patrimonio artistico devono essere esercitate, nel rispetto dei valori della convivenza con gli altri, in primo luogo da chi vi abita. Pace e prevenzione non violenta dei conflitti, disarmo, giustizia economica ed ecologica, redistribuzione della ricchezza, cancellazione del debito estero e riconoscimento del debito ecologico, promozione e tutela dei beni comuni, a cominciare dall’acqua, centralità dei diritti fondamentali: queste devono essere le coordinate lungo le quali sviluppare e praticare una nuova politica estera. Un percorso che alla ricerca e all'approfondimento delle problematiche, dovrà accompagnare l'iniziativa politica concreta. Vogliamo affrontare i conflitti, le contese territoriali e per le risorse, le cause di guerra, gli spostamenti delle persone col metodo della non violenza e con strategie di pace. La Dichiarazione dei diritti umani e la Carta delle nazioni Unite sono per noi punti di riferimento. Consideriamo fondamentale per un progetto di sinistra la dimensione europea, con particolare riferimento alla prospettiva di un’Europa politica. Affrontare questa difficile fase con intelligenza politica significa conoscere il rischio di fine che incombe sulla sinistra. Ceti politici e apparati di organizzazioni ormai inesistenti sono oggi il frutto di una politica da tempo autoreferenziale. Il populismo troppo facile dell’antipolitica favorisce il sospetto generalizzato e dannoso che la politica si riduca a interessi personali. Proprio per questo un nuovo progetto politico di sinistra deve puntare con decisione al senso della responsabilità pubblica, alla trasparenza, alla riconoscibilità e controllo dei percorsi e delle scelte. Democrazia e partecipazione sono istanze imprescindibili. Soltanto una società plurale, aperta e solidale, guidata da regole di democrazia partecipativa, che si apra a una piena responsabilità politica delle donne al coinvolgimento dei migranti e a un forte rinnovamento generazionale, può gestire questa politica e il cambiamento.
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