Home Occasioni perdute La democrazia ridotta a sport per spettatori
07.09.2010
La democrazia ridotta a sport per spettatori PDF Stampa E-mail
Giovedì 15 Luglio 2010 07:29
Una delle cause dell'afasia della sinistra, della sua sostanziale inutilità, risale all'ubriacatura dei primi anni Novanta, quella che ci ha regalato il maggioritario, l'uninominale, l'elezione diretta e il culto del capo. Con l'aggravante per cui ci hanno raccontato, senza pudore, che veniva restituito "lo scettro al principe" e i cittadini sarebbero diventati protagonisti.

Manca una seria valutazione critica dell'esperienza di questi anni. Nulla si dice sulla rappresentanza dei cittadini, le uniche preoccupazioni dei partiti si concentrano sulle tecniche elettorali finalizzate alla scelta del governo. Anzi, di chi lo dirige.

Scriveva Stefano Rodotà che "l'accento sulla governabilità è accompagnato da una crescente personalizzazione della politica. Le altre funzioni delle elezioni, in primo luogo quella originaria di rappresentare i cittadini, vengono respinte sullo sfondo. La democrazia si è definitivamente trasformata da democrazia rappresentativa in pura democrazia d'investitura".

Non è certo un caso che alla crescita della "democrazia d'investitura" corrisponda il crollo della partecipazione elettorale. La fuga dalla politica è segnata dalla sfiducia, il distacco dei cittadini da chi dovrebbe rappresentarli. Nello stesso tempo, cresce il rapporto gerarchico fra esecutivi e assemblee rappresentative, fra Governo e Parlamento, Sindaco e Consiglio... Patetico pensare che le "primarie" per scegliere i candidati alle più alte cariche possano supplire a questa crisi, a un degrado che ha trasformato la democrazia rappresentativa in uno "sport per spettatori" (la definizione è ancora di Rodotà).

La partecipazione politica trasloca in luoghi diversi da quelli tradizionali. La stessa esperienza di "Io ci sto" ne è una conferma. A partire da una valutazione poco diplomatica: "i partiti hanno requisito le chiavi della democrazia rappresentativa, e tanto più la loro vita interna si è fatta asfittica, tanto più pretendono l'esclusiva nella selezione delle cariche pubbliche".

Esiste una molteplicità di esperienze concrete, dove si sperimenta la possibilità di non confinare il rapporto tra cittadini e assemblee al solo momento elettorale: è in corso l'invenzione di forme che restituiscano un ruolo ai cittadini, rendendo rilevante la loro presenza per decisioni significative, fino all'individuazione delle priorità del bilancio comunale.

Sono esperimenti che avvengono soprattutto a livello locale, dove è maggiore la vicinanza tra cittadini e istituzioni: "democrazia di prossimità", l'hanno definita. È una ricerca che rifiuta la delega di mandato, i sondaggi a intermittenza, la passività fra un'elezione e l'altra, e alla "democrazia d'investitura" oppone una cittadinanza attiva, aperta, coinvolgente.

Rudi Ghedini

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna