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05.09.2010
La sinistra bolognese fra il voto Regionale e quello per il Comune PDF Stampa E-mail

bivioAssemblea Associazione per la Sinistra -  Bologna, 29 aprile 2010


Intervento introduttivo di  Katia Zanotti

Rappresento un punto di vista dell’Associazione che abbiamo voluto mettere a confronto, promuovendo l'iniziativa di stasera, con tutti voi e con i rappresentanti dei partiti del centro sinistra che hanno risposto al nostro invito.

Ringrazio pertanto i presenti. il movimento 5 stelle, pure invitato, non ha dato cenno di riscontro.

Senso e funzione dell'associazione per la sinistra: tenere aperto un confronto a sinistra per contribuire alla costruzione di una soggettività politica nuova della sinistra anche a Bologna, tenere aperta la strada per superare la frantumazione che ha ridotto la sinistra a componente irrilevante del sistema politico italiano, e anche bolognese.

Chi pensava che il 2008 fosse un puro incidente tattico ( il cartello della sinistra arcobaleno), si deve ricredere: con le elezioni regionali abbiamo scoperto che quel collasso elettorale si è trasformato in un collasso politico organizzativo. Forse davvero è questo il dato più drammatico.

Centro sinistra in Italia, Emilia-Romagna. e a Bologna è uscito dalle regionali con un risultato non positivo.

Alcuni dati di Bologna di comparazione fra le regionali 2010 e le europee del 2009.

Votanti alle europee  233. 325   votanti alle regionali  203.833

Astenuti 67.918 ha votato il 77,45%        98.586 ha votato il 67,40% (1° partito)

Partito Democratico  71.950 voti    - 19.567

Italia dei Valori    voti 13.601  - 6.507

Sinistra Ecologia e Libertà + Federazione dei Verdi   voti 6.006  - 1.304

Federazione della Sinistra  voti 3.610  - 2.463

Movimento 5 Stelle   voti 14231  + 7781  rispetto alle comunali dell'anno scorso

Istituto Cattaneo sottolinea

PD perde 6 punti percentuali a favore di IDV e Movimento 5 Stelle, di questo 6% il  3,3% di voti va al solo  presidente.

Elettorato non incrocia la sinistra di sel e della federazione della sinistra che perde a favore dell'astensione.

Movimento di Grillo non risulta abbia recuperato al voto persone che nel 2009 si erano astenute; molto probabilmente ha impedito nuovi flussi da sinistra verso l'astensione, catalizzando su di sé lo scontento degli elettori di questa area. In piazza  è andato  solo  Grillo.

Matrice territorialista, dice Paola Bonora, dei messaggi che queste elezioni hanno inviato. Figlie del malessere cui la politica non ha dato risposta, persone cercano soluzioni a partire dal vissuto: lavoro, casa, condizioni materiali, precarietà , spazi pubblici trasparenti.

Chiedono autodeterminazione, potestà di controllo, possibilità di codecisione nella gestione delle risorse collettive.

In tanti con l'astensione hanno dichiarato di essere stanchi  di cambiamenti solo di ceto politico e di lobby di potere.

Non qualunquismo dunque, ma rabbia, dichiarazione politica, risposta al tradimento del mancato ascolto.

Bologna ha subito con vicenda Delbono il commissariamento  una ferita civica enorme. Una ferita rapidamente rimossa dalla PD, ma anche dai suoi alleati.

Era il momento per la politica di una assunzione di responsabilità esplicita, rigorosa, e invece solo teatrino di rimpalli. Neppure lì, nel luogo della rappresentanza, il Consiglio comunale nella sua ultima seduta, si e’ riusciti a dare un segnale di rigore e di consapevolezza della grave crisi di fiducia nella politica e nelle istituzioni che si stava aprendo a Bologna.

L' Associazione per la sinistra scriveva in un suo documento del febbraio di quest'anno: la si può chiamare “questione morale”, ma in realtà  si tratta di questione democratica, perché i partiti hanno requisito le chiavi della democrazia rappresentativa, e tanto più la loro vita interna si è fatta asfittica, tanto più pretendono l’esclusiva nella selezione delle cariche pubbliche. Un circolo vizioso che ha progressivamente ridotto l’autorità morale delle classi dirigenti: non a caso la categoria della “casta” si è abbattuta anche sui gruppi dirigenti della sinistra.

Non serve enfatizzare le virtù della cosiddetta “società civile”, contrapponendola alla casta politica.

Si tratta, piuttosto, di rivendicare una pari dignità fra partiti, reti, movimenti, associazioni di cittadini nel determinare la traiettoria del nuovo percorso politico che occorre aprire a Bologna,  se si vuole affrontare alla radice la gravità della crisi in cui siamo coinvolti.”

Pratiche politiche autenticamente democratiche sono quelle in cui la conclusione del percorso è nelle mani di chi partecipa, non è già scritta –  predefinita – da qualcuno che pretende di guidare gli altri.

Che vuole poi dire : far emergere domande sociali, riconoscerle dando loro rappresentanza e elaborare risposte politiche inclusive.

Che vuole poi semplicemente dire che bisogna tornare a far politica. 

La dr.ssa Anna Maria Cancellieri, commissario a Bologna su nomina de lMinistro dell'Interno Maroni, è percepita come donna pragmatica, rassicurante, di buon senso. La commissaria sembra poter esaudire ed esaurire su di sé il desiderio di affidamento, la voglia di delega che si respira in una parte di città esausta, deprivata di sogni collettivi, rassegnata.

In tante e tanti invece in vari modi e con varie pratiche hanno preso e prendono su di sé la responsabilità di non abbandonare alla deriva e allo sfascio storie collettive importanti.

L'associazione per la sinistra di Bologna partecipa ad alcune di queste esperienze.

“IO CI STO” i consigli fuori dal Comune. sono iniziati ognuno su un tema di programma: beni comuni, cultura, legami sociali, lavoro, partecipazione. In tante e tanti, giovani compresi, hanno ritrovato un senso e una risposta alla loro voglia di dire e di fare.

L'impegno della rete ecologista intorno alla vertenza aperta su HERA.

La nascita del comitato contro il nucleare che sarà il 1 maggio in Piazza Maggiore.

La Rete Laica e la sua decisiva iniziativa sul testamento biologico per smuovere le acque dentro il PD e in Comune.

L'associazionismo delle donne e la riflessione di grande interesse di questi giorni dell'associazione Orlando per una città di donne e di uomini.

La raccolta di firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua che sta riscuotendo un successo enorme a riprova del fatto che quando si rendono chiare le opzioni, le persone hanno altrettanto chiaro con chi schierarsi.

Il PD non ha aderito al referendum, ma a Bologna non solo il PD, decidendo la raccolta di firme su una proposta di legge popolare che rende facoltativa la privatizzazione dell'acqua.

L'I.D.V. Andrà  avanti con il suo referendum generando su un tema importantissimo una inutile confusione. ma tant'è.... difficile superare i protagonismi a favore di una causa comune.

Ma anche l'esperienza particolare dei cittadini che si sono occupati dei giardini di via Felice Battaglia. Con competenza e determinazione hanno ottenuto in questi giorni che il Comune modificasse il progetto di un parcheggio.

Tante altre pratiche ed esperienze sono ormai consolidate.

Non posso citarle per ovvie ragioni di tempo.

C’è del movimento a Bologna.

Gli unici che sembrano immobili nella reiterazione dei loro copioni sembrano i partiti assorbiti da diatribe interne, da nomi di candidati, da schemi di alleanze.

Ma la politica non è solo alleanze.

Per come la intendono ancora in tanti, la politica è questo: saper ascoltare, dire dei sì e dei no chiari.

La Lega l’ha capito benissimo e da anni sta inchiodata al territorio.

Se la sinistra, a Bologna, è divenuta quasi irrilevante, una delle cause è  certamente la sua frammentazione.

Un'altra sta nei comportamenti attendisti delle decisioni del PD.

Gruppi dirigenti che sembrano piu' protesi a preservare il loro piccolo potere di contrattazione, piuttosto che radicare sul territorio un progetto politico, piuttosto che muoversi in modo unitario per offrire alla città una proposta politica e programmatica chiara sul  futuro di Bologna, competitiva con quella del PD proprio perché capace di definire un profilo politico incisivo nei contenuti e nuovo nelle pratiche.

E non è  che i temi non manchino: lavoro,uso del territorio, infrastrutture, riorganizzazione dei servizi, diritti, difesa dei beni pubblici, scuola pubblica e laica.

Sono solo titoli da declinare, su cui le differenze con il PD sono palpabili.

Posizione attendista, dicevo, delle scelte del PD, partito  che potrebbe persino affacciare l'ipotesi di una apertura all'UDC per fronteggiare una destra decisamente più determinata a sfondare a Bologna.

I voti alla Lega non rendono così fantasioso questo rischio. 

È difficilmente comprensibile anche la posizione che proviene da alcuni alleati del PD che oggi, a prescindere, chiedono al PD le primarie di coalizione (che sarà ovviamente il PD a decidere se fare o non fare). Sembra tuttavia una richiesta più utile a spostare i rapporti di forza all'interno della coalizione, piuttosto che a determinare un percorso aperto e in assoluta autonomia dal PD.

A proposito delle intenzioni del quale ogni giorno si leggono novità: riproposizione LISTA DUE TORRI (alla terza volta che viene evocata, dice qualche suo dirigente, non si farà più), candidato sindaco della società civile... insomma una girandola di proposte dietro le quali si scorge la mancanza di una seria riflessione sulla crisi politica del PD bolognese.

Da li' non sembra uscire un qualche segnale di discontinuità, e di messa in discussione vera. Non sembrano esserci significative conseguenze rispetto un  esito elettorale cosi' preoccupante, a meno che le conseguenze non si esauriscano nella battaglia interna su chi farà il segretario.

Intanto la cattiva politica continua a vele spiegate. Quella che si consuma in  questi giorni in Provincia è cattiva politica, come altro definirla, è pessima politica.

Il PD imolese e IDV vogliono l'assessore dopo che quelli che erano già in giunta sono stati eletti in Consiglio regionale.

Draghetti dice 8 assessori. PD di Imola e IDV dicono 10. La mediazione sembra 9. Semplicemente ridicolo.

Una sinistra autorevole e che vuole segnare una discontinuità dovrebbe prendere in mano l'iniziativa subito. Dovrebbe farlo in ragione della gravità  della situazione di Bologna, non solo politica, ma sociale: la crisi segna pesantemente la vita di Bologna e la condizione materiale di tante e di tanti, le fabbriche chiudono. Solo la CGIL e la FIOM denunciano con enorme preoccupazione quanto sta accadendo. La FIOM con la necessaria radicalità.

Fuori dal sindacato non si ragiona sull'esito del congresso della CGIL a Bologna. Sarebbe utile farlo per trarne qualche riflessione  rispetto alla politica e alle politiche , ma chi è che ha voglia di farlo?

O questa sinistra si prende in mano subito l'onere dell'azione o finisce in una deja'vu: ognuno per conto suo, seduto al tavolo delle trattative, un deja vu che porta, secondo noi, al declino inesorabile.

Ci sarebbe bisogno di una politica che non mirasse a banali somme di sigle, a cartelli puramente elettorali.

Un candidato o un eletto non sono di per sè sufficienti a fare una coalizione se dalla loro non hanno un soggetto politico in grado di avanzare una proposta politica, in grado di offrire luoghi pubblici in cui permettere il libero gioco delle differenze, luoghi trasparenti, di partecipazione, in grado di pretendere dagli alleati piattaforme di intervento condivise.

È possibile che a Bologna nascano liste civiche. E' possibile che un programma da definire con reti, movimenti, comitati, associazioni, singole e singoli, possa dotarsi di sua rappresentanza attraverso una lista civica di sinistra? È presto forse per dirlo. Già da ieri però bisognava e oggi più che mai bisogna ragionare sul che fare.

Certo è  che Bologna ha bisogno di una proposta politica per il governo della città aggregante perché credibile, e credibile perché lo sono anche i soggetti che la avanzano; fondata sulla diversità di contenuti e sui modi di costruzione di questi contenuti, da cui trarre passione per una nuova militanza civica, da cui trarre persino passione per gli altri.

Di questo vorremmo discutere stasera con le forze politiche..

Siamo una Associazione che ha l'ambizione di contribuire a cambiare le cose. In ragione dell'obiettivo che ci siamo date e dati e della presenza assai trasversale di aderenti, l'hanno scorso alle comunali e quest'anno alle regionali non abbiamo dato indicazioni di voto.

Per le prossime amministrative, rispetto a ciò che succede, è anche possibile modificare questa scelta.