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05.09.2010
I MIGRANTI NEL CINEMA ITALIANO PDF Stampa E-mail

Presentazione del libro di SONIA CINCINELLI


 I MIGRANTI NEL CINEMA ITALIANO

  

lunedi' 10 maggio, alle ore 18

presso i locali delle Scuderie – P.zza Verdi

UNA OCCASIONE PER PARLARE DI VITE DA MIGRANTI E DI CIVILTA' DEI DIRITTI NEL NOSTRO “INCIVILE” PAESE

partecipano

SIMONE BACHINI, produttore cinemotografico del film di Giorgio Diritti “ l vento fa il suo giro”

DESI BRUNO, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Bologna

SONIA CINCINELLI, autrice del libro

CECILE KYENGE KASHETU del Comitato “ Primo Marzo” di Bologna - Consigliera Provincia Modena

Scheda libro

Sono sempre pochi coloro che scrivono sul tema dell’immigrazione raccontata al cinema, che vanno in profondità, che scavano dentro, portando alla luce un tema mai così attuale come lo è oggi, affrontandolo da varie angolazioni, come ha fatto l’autrice Sonia Cincinelli con questo libro.

Cincinelli inizia parlando del fenomeno migratorio in Italia, poi delinea un piccolo excursus sulla legislazione italiana riguardo l’immigrazione, pone a confronto i migranti e i mass media, di come venga trattato il tema dell’immigrazione dai telegiornali o dalle pagine dei quotidiani, per arrivare, infine, a parlare ampiamente dei 25 film e i rispettivi autori, che hanno affrontato caparbiamente il tema dell’immigrazione, dal 1990 a oggi e analizzandone i contenuti.

Dopotutto lo stesso Cinema Italiano non si è mai realmente interessato, in passato, a mettere sotto l’occhio attento della macchina da presa le innumerevoli vicende di un problema percepito spesso come scomodo. Le eccezioni ci sono, come lo si evince dai film che l’autrice analizza nel libro, ma sono sporadiche e in numero esiguo rispetto al trattamento di altri temi a cui si dedicano i cineasti italiani.

I film come quelli di Vittorio De Seta o Carmine Amoroso mettono a nudo una realtà che sempre più spesso si vuol celare. “Lettere dal Sahara” è uno splendido affresco raccontato dal punto di vista dello straniero e di come questi vede gli italiani. “Cover Boy” mostra come spesso ci sia l’impossibilità dello straniero nell’integrarsi, nonostante ce la metta tutta, impegnandosi onestamente.

Esplorare il mondo altro, il diverso, lo straniero porrebbe l’occhio dell’autoctono in una posizione di apertura nel vedere persone normali, ci si renderebbe conto che ciò che si valuta diverso, in realtà è simile, e ciò che si considera un pericolo non sempre lo rispecchia. Il pregiudizio, che viene quotidianamente inculcato nel singolo, a volte in modo sottile, dalla società, dai mass media, è più affilato di una lama, con l’unico risultato di accrescere l’odio.

Ciò che bisognerebbe diffondere, prima di ogni altra cosa, è l’idea di conoscersi, incontrarsi e confrontarsi. C’è una radicale incapacità da parte delle diverse culture esistenti a immergersi l’una nell’altra, per avere una comprensione maggiore di chi ci si ritrova di fronte e poter vedere le situazioni anche da un altro punto di vista e poi un altro, quanti sono gli esseri umani che popolano questa terra, tutti diversi e tutti uguali. Diversi nei pensieri, nelle idee, nei valori e nelle esigenze, uguali nell’essere persone pensanti, dotati di ragione e intelligenza, carattere e sentimenti, diritti e doveri.

Certamente è un dato di fatto che l’uomo posto di fronte a ciò che non conosce ne ha paura, timore, ponendosi in un atteggiamento di sfiducia e di chiusura, aggredisce per paura di essere aggredito.

Il malvagio non ha nazionalità, razza o sesso. La Storia, anche le piccole storie quotidiane, ci insegna che, più spesso, è colui che si conosce, che sta vicino, che è familiare, a fare del male.

Nella strage di Erba, solo per citarne una, due persone apparentemente tranquille e normali hanno compiuto un crimine agghiacciante.

Chiunque può essere malvagio, lo straniero diventa il capro espiatorio solo perché nessuno vuole ammettere che il male è già in casa nostra, e questo non farebbe chiudere occhio la notte, così si nega la realtà.

I criminali stranieri sono una percentuale nella stessa misura in cui lo sono quelli italiani.

I film realizzati sono sempre troppo pochi, ce ne vorrebbero molti, molti di più, per contribuire a far aprire gli occhi agli ottusi.

Questo libro sa parlare attraverso l’analisi dei film di un problema che coinvolge tutti, ponendo l’attenzione del lettore su quei film e i loro autori che sono riusciti a catturare l’essenza del problema, mostrare la poesia nel momento in cui due mondi diversi si incontrano e si arricchiscono reciprocamente.

Nello scorrere di queste pagine si fa un viaggio che ci porta ad acquisire un cinema fatto di anime che vogliono essere e sentirsi liberi, anche loro in viaggio verso una terra che li accolga.

I Migranti nel Cinema Italiano fa addentrare il lettore in un universo fatto di mille voci, tante piccole storie che toccano profondamente l’animo del lettore, con una riscoperta voglia di guardare i film analizzati con più consapevolezza.

 

Titolo: I Migranti nel Cinema Italiano

Autore Sonia Cincinelli

Prefazione: Roberto Silvestri

Postfazione: Fulvio Vassallo Paleologo

Distribuzione: Edizioni Kappa

Pagine: 300

Anno: 2009